Bestiario – 1 – Flagellati e flagellatori – Di come si possa ignorare la realtà – Commento al discorso di Papa Bergoglio

di Mario Giardini

Premessa

egoismo bergoglioDon Jorge è un misto fra un gaucho, un caudillo latinoamericano e un prete della teologia della liberazione.

Un uomo venuto da lontano, dalla fine del mondo, a dire, a dirci, a noi europei, quanto siamo egoisti, asserviti al Dio denaro, e privi di cuore nel respingere quei poveri bambini che, in braccio ai loro padri, passano attraverso le frontiere bucate dell’Europa. O, come fanno i più furbi, si mettono in mare e aspettano la nave italiana che li porti verso quella libertà, e benessere, per il quale non si sono sognati di rimanere a combattere nel proprio paese.

Io credo che Don Jorge Gaucho dovrebbe tornarsene alla fine del mondo. Strumentalizza immagini toccanti per fini politici, come un qualsiasi politico da quattro soldi nostrano. Essendo cresciuto in Argentina, conosco gli indigeni: avrebbe, Don Jorge Mario, un lavoro assicurato per lungo tempo a correggere i suoi connazionali, e con loro, tutti i sudamericani, nella esatta maniera in cui pretende di correggere noi.

In breve. Lui è un perfetto esempio di religioso di uno dei tanti ordini religiosi  che, senza volere, a volte, a volte coscientemente, si trasformano in Fabbricanti di Miseria, flagello dell’Umanità tutta.  Perché, come scrivono nel loro libro Montaner, Vargas Llosa e Mendoza, sono  “…ordenes religiosoas que, encomendandose a Dios, pero con resultados diabolicos, difonden nocivos disparates desde los pulpitos…” Ovvero, quegli ordini religiosi che, raccomandandosi a Dio, ma con risultati diabolici, diffondono nocive stupidaggini dai pulpiti.

Punto 1: “E’ stato consegnato al Pontefice il riconoscimento attribuito ogni anno dalla città di Aquisgrana a personalità che si siano contraddistinte per il loro ruolo in favore dei valori europei. La motivazione è legata all’impegno di Francesco nel costruire un’Europa di pace, fondata su valori comuni e aperta ad altri popoli e continenti.”

Prima di dare il suo a Don Jorge Gaucho, diamo ai cittadini della città di Aquisgrana che hanno deciso di premiare il Papa, ciò che si meritano: imbecilli.  E ai politici che gli siedono di fronte compunti solo per farsi flagellare: imbecilli al quadrato. Don Jorge non vuole “un’Europa di pace e aperta ad altri popoli e continenti”. Don Jorge Gaucho, con la sua ostinata sollecitazione ad aprire le frontiere europee, non fa altro che invitare i disperati di tutta la terra a venire da noi. Non può ignorare, Don Jorge, che solo i profughi di guerra sono 60 milioni. E i poveri che campano con meno di 1,25 $ al giorno circa 700 milioni. Come crede sia possibile integrare simili folle se un singolo immigrato costa 1000 € al mese, bisogna trovargli una casa e un lavoro, insegnargli la lingua, accoglierlo nel sistema sanitario nazionale, nel sistema educativo, ecc, in un continente dove il lavoro non c’è per decine di milioni di europei? E non c’è per i giovani, cioè per i nostri figli? Come può credere che importare decine di milioni di musulmani non possa non disintegrare le società europee e provocare infiniti problemi? Ignorare questi fatti, non opinioni, ma fatti, significa una sola cosa: o l’uomo è più stupido di quanto pensiamo, o lo sa, ma preferisce far finta di no. Qual è la motivazione principale? Secondo me, quella di tutti o quasi i sudamericani (che pure sono discendenti di europei): odiano l’Europa, quell’Europa ricca e opulenta a spese altrui, secondo la vulgata sudamericana, e la vogliono distruggere, perché origine di tutti i Mali del nostro tempo. E, soprattutto, causa della loro povertà.

Punto 2. “Nonna Europa è stanca, grandi ideali hanno perso forza”

Avendo girato le Americhe in lungo e in largo, ed essendo cresciuto in Argentina, dico: forse è vero. Ma il gaucho viene da un paese, e un continente, dove gli ideali correnti erano, e sono, essere “en el presupuesto”. Cioè nel budget pubblico, ovvero: campare a spese del prossimo. Corregga argentini, venezuelani, brasiliani e costaricensi, e poi venga qui.

Punto 3. «Siamo tentati – osserva il Pontefice – di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari». È un’Europa «che si va “trincerando”». 

Caro Don Jorge gaucho: ha mai pensato che quel che abbiamo in Europa lo abbiamo costruito con sudore, lacrime e sangue? E che metterlo a disposizione del primo venuto, che attraversa la frontiera a forza, troppo spesso arrogante e irritante nel suo esigere, non ci vada proprio del tutto a genio? Non è che se lei, Don Jorge, è lieto di essere povero, lo debba essere il resto dell’umanità.

Punto 4. “Sogno Europa in cui essere migrante non sia delitto”

Eh, capo, bisogna che la sua segreteria glielo spieghi: in Europa essere migrante non è un delitto. Entrare a forza in uno dei paesi europei, sì. Esattamente come dalle sue parti, cioè dalla Patagonia fino al Messico.

Punto 5: Le radici dei popoli europei  «si andarono consolidando nel corso della sua storia imparando a integrare in sintesi sempre nuove le culture più diverse e senza apparente legame tra loro. L’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale».

Certo che sì. Un piccolo dettaglio: le culture più diverse e senza apparente legame fra loro di solito erano popoli conquistati. C’è, credo, un po’ di differenza. E se non si integravano, c’era la schiavitù o lo sterminio, come destini finali.

Punto 6. Per il Papa la politica «sa di avere tra le mani» un compito «fondamentale e non rinviabile», quello di «promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia». Una solidarietà che «non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità» perché tutti «possano sviluppare la loro vita con dignità».

Il Papa non dovrebbe temere. La Politica europea è così scema da stare islamizzando alacremente l’Europa. E di premiare uno che la bacchetta un giorno sì e l’altro pure.

Punto 7. Il Papa invita «a promuovere una cultura del dialogo». Una cultura che «implica un autentico apprendistato» per riconoscere l’altro come «un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato». Oggi ci urge poter realizzare “coalizioni” non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose».

Caro Don Jorge Gaucho: io non ho intenzione di dialogare con i Jihady John di questo mondo. Né con quelli che ad ogni testa tagliata esultano come a un gol della Juve.  E se dovessi essere costretto a fargli visita, lo farei a bordo di un B 52.

Punto 8. Per mettere in evidenza che, «dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici» e «difendere il popolo dall’essere utilizzato per fini impropri. Armiamo la nostra gente con la cultura del dialogo e dell’incontro».

Caro Jorge, ne parli con Renzi, il parlator fiorentino. Lui vuole spendere un euro per le armi e uno per la cultura. Ci va lei a fare lezione di latino a quei bravi ragazzi che stazionano nei crocicchi di Raqqa e che di tanto in tanto bruciano un pilota, giocano a pallone con la testa di un prigioniero o schiavizzano una donna yazida? Io la seguo appena vedo i progressi nell’apprendimento di quei bravi ragazzi in attesa di acculturarsi.

Punto 9. La «giusta distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è mera filantropia. È un dovere morale». Servono «nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società. E questo ci chiede il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale», spiega Francesco, citando «l’economia sociale di mercato».

Perfetto. E’ la teoria della redistribuzione del reddito. Benedetta da chi non lo produce. Certo ci sono, e forse ci saranno sempre, persone inabili a produrre quanto serve per la loro sopravvivenza, per vari motivi. E che vanno aiutate, senza se e senza ma. Ma il fatto è che noi siamo abituati al percettore tipo della redistribuzione, che non ci è particolarmente simpatico: è uno che vive alla grande a spese nostre. Il welfare inventato dai conservatori per pure ragioni filantropiche si è trasformato in un Frankestein che tutto assorbe e prosciuga.

Punto 10.  «Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede – conclude Bergoglio, nato in una famiglia di emigranti italiani – sogno un nuovo umanesimo europeo».

Retorica. L’Europa Don Jorge non l’ama. Se davvero l’amasse, direbbe ai Governi e ai giovani Europei: ragazzi, al mondo ci sono 60 milioni di profughi di guerra e un paio di miliardi di esseri umani poveri da far schifo. Spendete un mare di soldi per accoglierne e salvarne così pochi che è uno schifo doppio. Aiutateli nei loro paesi, intraprendete una crociata per sradicare malattie e fame, fate della solidarietà la professione della generazione perduta. Ma fatelo a casa loro. Dove con 1000 euro al mese aiuterete 20 persone, non una sola. Ed eviterete a questa moltitudine il dolore del distacco, della perdita delle radici, e delle proprie tradizioni, che puntuali si verificano quando ci si trasforma in emigranti e si scelgono altri panorami e altre genti fra le quali trascorrere la propria vita.

Punto 11. Il Papa sogna «un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo».

Io sogno un’Europa che non dimentichi chi non arriva da noi, perché troppo povero o ignorante. Questa solidarietà e pietà selettiva, che premia chi arriva e sfonda la porta della nostra casa, e dimentica il resto dell’umanità povera (centinaia di milioni di individui, vecchi, giovani, bambini) sono una solidarietà e una pietà eticamente disprezzabili.

Punto 12. Un’Europa che «ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto». Un’Europa «in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano». Un’Europa «dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo» e «dove sposarsi e avere figli» sia «una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile». Infine, il Papa sogna «un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni». «Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia».

Belle parole. Ma parole. Pericolose quelle relative alla “vita semplice”. Se lo lasciamo fare, Don Jorge Gaucho ci riporta alle caverne. Poveri in canna, certo, e meritevoli del Regno dei Cieli. Pur essendo un pilota, mi rifiuto, a questo prezzo, di salirvi.

Nota: Il testo in corsivo è di Andrea Tornielli, ripreso dal suo articolo su La Stampa di oggi (7 maggio 2016).

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2 commenti

  1. Pier Vittorio

    Te respondo con las palabras de Montaner, Mendoza y Vargas Llosa (hijo) autores de “Fabricantes de Miseria”, 1998

    “Entre todos los fabricantes de miseria, probablemente de los más perniciosos —y los mejor
    intencionados—, sean algunos miembros de la estructura religiosa católica.

    Y la razón de esta dañina potencialidad radica en la capacidad que tienen como maestros de jóvenes y como orientadores de la opinión pública; todo ello, además, legitimado por los propósitos que los animan: suelen ser hombres y mujeres bondadosos que buscan el bien común.

    Están llenos de buenos deseos. Gozan de un admirable espíritu de servicio. Aman a los seres humanos y quieren su bienestar. Pero, simultáneamente, sostienen ideas equivocadas y las enarbolan con la pasión de quienes se creen poseedores de la verdad final.

    Son capaces de identificar correctamente los problemas, pero proponen modos contraproducentes de afrontarlos. No es una cuestión de maldad, sino de ignorancia.”

    Il problema è anche il buonismo irresponsabile, che ho definito un buonismo a prescindere. In una discussione fb, ho sostenuto che Don Jorge usa mezzi scorretti per convincerci, i bambini affogati nelle traversate verso le coste europee. La risposta è stata (sintetizzo): lei è un imbecille, e per giunta nazista. Chi lo diceva? Una buonista a prescindere:

    Chi è la buonista a prescindere? Una che non legge, non riflette, non si guarda intorno, ma è pronta a insultare assai poco cristianamente, dando del nazista a destra e manca. Ovviamente, la buonista a prescindere non vede le decine di migliaia di immigrati che agli incroci sostano il giorno intero a lavar vetri, vendono cianfrusaglie inverosimili, o magari delinquono; e che di notte sgusciano in qualsiasi tugurio dove ci sia un riparo.

    Non vede le decine di migliaia di puttane lungo le strade, o, se le vede, le scambia per hostess dell’ANAS.

    Non vede le altre centinaia di migliaia di immigrati che non hanno un futuro perché sfruttati, o che campano di elemosina statale, rinchiusi nei centri di accoglienza che diventano prigioni maleodoranti. La buonista a prescindere non sa che questo paese ha una densità abitativa superiore a quella cinese.

    La buonista a prescindere vuole accogliere, a prescindere, appunto, come il suo eroe, il gaucho Don Jorge raccomanda, perché bisogna difendere gli umili. Bella difesa, non c’è che dire.

    Naturalmente la buonista a prescindere non si pone il problema di dove trovar lavoro a questa gente, in un momento in cui da noi ci sono 4 milioni di disoccupati, e non diminuiranno ancora forse per un decennio o più. O, magari, pensa che quei pochi posti di lavoro che ci saranno dovranno andare ai poveri immigrati, e non ai nostri figli.

    O magari si trastulla con l’idea che servono, perché pagheranno le pensioni agli italiani. Già. Non viene neanche da ridere, ma solo da piangere. In breve, la buonista a prescindere vive fra le nuvole, e si sente eticamente a posto, ben al di sopra dei comuni mortali, insieme al capo, il buon Don Jorge Gaucho.

    Ancora più in breve, la buonista a prescindere è un po’ coglioncella. Ma bisogna cristianamente perdonarla. A prescindere. Perché, appunto, è una buonista. A prescindere.

    • Pier Vittorio Gard il 11/05/2016 alle 7:32 pm

    Estoy de acuerdo al cien por cien, finalmente un’analisi obiettiva e non inquinata dal solito politically correct. Vorrei rispondere alla domanda che ti poni al punto 1, e cioè: quale motivazione potrebbe avere il nostro Don per proporre una politica di accoglienza che farebbe entrare in Europa decine di milioni di musulmani?
    Premetto che l’Islam(di cui sono modesto studioso) non è una religione nel senso corrente del termine, ma un progetto unitario religioso-politico-giuridico, nonché sociale e culturale. Il progetto religioso è espresso nei versetti meccani del Corano, mentre il resto è codificato nei versetti medinesi e nella Sunna(gli “hadith” e le tre biografie del profeta). In più, il Corano è dichiarato “increato” per dogma, quindi parte di Dio, sempre esistito come Dio e “fatto scendere sul profeta”. Le correnti musulmane laiche riconoscono tutte che il primo passo da fare è rigettare il dogma del Corano “increato” che impedisce ogni interpretazione del testo. Poi si deve interpretare il testo, consegnando tout court i versetti medinesi alla storia, oppure interpretandoli mediante contestualizzazione con cultura e società beduine del settimo secolo. In mancanza di questa rivoluzione culturale(la cui proposta è già costata la vita a moltissimi intellettuali musulmani laici, in tutto il mondo), l’Islam rimane una ideologia intrinsecamente integralista e totalitaria, incompatibile con lo stato laico e democratico. Il suo obiettivo chiaramente dichiarato( si veda ad es. il programma dei fratelli musulmani, considerati dai benpensanti come un movimento moderato)è la instaurazione del califfato.
    Ebbene, convengo che la minaccia allo stato laico che l’Islam rappresenta e sta portando in tutto il mondo, sembra non preoccupare il nostro Don. Anzi, per venire alla domanda, ho il terribile sospetto(aiuto!!!! vorrei rimanesse sempre solo un sospetto!) che al Don interessi di più un’Europa popolata da tanti culi per aria, piuttosto che un’Europa laica. In fondo, non siamo figli dello stesso Dio? Troveremo certo dei punti di incontro, sicuramente a spese della nostra laicità (e anche dignità), i musulmani verranno in chiesa a leggere il Vangelo(poco probabile) e i preti andranno in moschea a leggere il Corano(già fatto). L’Europa dimenticherà Voltaire, come loro hanno dimenticato(e condannato) Avicenna e Averroè, pregheremo devotamente tutti insieme e lo stato laico si farà benedire. Amen.
    Pier Vittorio Gard

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