LA CORDA PER IMPICCARE IL CAPITALISTA

 

Se Lenin fosse ancora vivo, avrebbe materia per sorridere e sentirsi molto ma molto soddisfatto. E magari, dando di gomito a Dzerzinskij, comunicare che la Rivoluzione Bolscevica sta risparmiando dei bei rubli.

Infatti, non c’è più bisogno di comprare la corda dai capitalisti per impiccarli. Costoro stanno provvedendo da soli alla bisogna. Intrecciano la corda, se la passano intorno al collo, ed ogni giorno di più stringono il nodo. Perfetto suicidio collettivo. UE e USA in testa, come era da sperarsi.

Al giusto lavoro rivoluzionario pensano e provvedono milioni di euro-usa-burocrati, lemmings consapevoli, determinatissimi, instancabili. Giacché ne pensano forse una, ma purtroppo ne fanno mille all’ora.

Il World Economic Forum colloca l’Italia al 146° posto fra 148 nazioni per ciò che attiene all’indice “Burden of Government Regulations” (peggio di noi solo Venezuela e Brasile). Molto del male viene dall’Europa, ma moltissimo lo aggiungono i nostri burocrati indigeni, con i loro regolamenti attuativi assolutamente demenziali.

Quella della semplificazione regolamentativa pare una battaglia persa. Di certo, ci vorranno decenni, per vincerla. Ammesso che si decida di intraprenderla una buona volta. E non si creda che c’è da battersi solo per liberare le aziende. I cittadini sono le vittime più indifese di questo delirio regolamentativo.

Burocrazia 1

Piccolo esempio di oggi. Ho cambiato fornitore per l’energia elettrica e per il gas. Per l’appartamento dove vivo e per quello dove viveva mia madre. Quattro nuovi contratti. Ho ricevuto le prime fatture. A pagina 8 della fattura numero 1 (gas o elettricità fa lo stesso) c’è un formulario. E una pagina di istruzioni. La riga interessante è questa: “I dati, che ci invierà, saranno poi trasmessi come previsto dalla legge all’Anagrafe Tributaria. La mancata restituzione del modello debitamente compilato potrà formare oggetto di segnalazione all’Agenzia delle Entrate. Le ricordiamo che qualora venga omessa la comunicazione dei dati catastali o qualora tali dati vengano comunicati in maniera inesatta, è prevista una sanzione amministrativa da parte dell’Agenzia delle Entrate da € 103 a € 2.065”.

Quattro contratti, quattro modelli da riempire. Attività complessiva composta da: stampa formulario, ricerca visure catastali, riempimento, scannerizzazione e invio fax (fatto dal mio pc). Tempo complessivo speso: circa un’ora e mezza. Naturalmente, chi non ha un pc dovrà rivolgersi ad un tabaccaio per il fax oppure inviare per posta il tutto. Altro tempo, e denaro, perso.

Tutto questo è obbligatorio causa “Finanziaria 2005 (legge 311 del 30.12.2004 – art.1 comma 333)”.

Dunque, se ogni anno cinque milioni di italiani cambiassero gestore, ci sarebbero cinque milioni di moduli da stampare, compilare, spedire da parte dei cittadini. Cinque milioni di moduli che le aziende fornitrici del servizio dovranno ricevere, leggere, copiare, archiviare e trasmettere, sempre ogni anno.

L’Agenzia dell’Entrate, a sua volta, dovrà controllare la correttezza dei dati di cinque milioni di moduli e sempre ogni anno.

Dati che però sono già, ovviamente, in possesso della pubblica amministrazione. Dati che nell’era di Internet potrebbero essere facilmente acquisiti. E messi in relazione a qualsiasi contratto si stipuli, oggi, domani o fra 50 anni, tramite il numero del POD elettrico o del contatore gas. Certo non ogni volta che si cambia gestore, cioè magari trenta volte nell’arco di una vita, ma una volta per tutte. O no?

Quanti milioni di ore si fanno perdere ai cittadini e alle aziende e quanti milioni di euro costano all’intero paese follie di questo tipo?

Perché quest’obbligo è, indiscutibilmente, una follia. Sia nel caso che le aziende fornitrici trasmettano per davvero i dati all’Agenzia delle Entrate e che l’Agenzia perda tempo a controllarli. Sia che il tutto si risolva nella buffonata di mandarli, perché c’è un obbligo di legge, ma poi nessuno se ne occupa.

Che dire dell’ammenda? Da 103 a 2065 Euro. Duemila sessantacinque euro per non aver comunicato un dato già in possesso della PA. O per aver commesso un errore nella compilazione. Con i chiari di luna che la situazione economica offre a milioni di italiani.

Chi decide l’ammontare? Il burocrate che magari spera in una mancia se lo riduce? O quello che ha un budget annuale da raggiungere di tasse e imposte? Budget dal quale dipende il suo premio di fine anno?

Burocrazia 2

Secondo esempio, analogo. Da quando è stata promulgata la nuova legge sulla riforma della legge condominiale (legge 220, 2012), i condomini hanno l’obbligo di istituire un Registro di Anagrafe Condominiale. Bisogna fornire all’amministratore (perché?) “le generalità dei singoli proprietari, dei titolari di diritti reale e personali di godimento, comprensive di codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza”. In assenza di comunicazione, l’amministratore deve “acquisire i dati e addebitarne i costi al condomino”.

Stessa musica, stessa follia. Milioni e milioni di pezzi di carta da compilare e far viaggiare. Cosa se ne fa di questi dati l’amministratore? Per quale motivo un amministratore di condominio dovrebbe avere accesso a dati così sensibili? Nessuno ha nulla da ridire sul diritto alla privacy dei cittadini?

Non è proprio possibile, ammesso che se ne dimostri l’utilità, stabilire una procedura che comunichi semplicemente gli estremi (nome, cognome, codice fiscale) di chi paga le spese di condominio?

Ecco il perché del riferimento iniziale a Lenin. Di queste follie regolamentatorie ce ne sono a migliaia. Forse siamo già stati impiccati dalla burocrazia. Solo che non ce ne siamo ancora accorti.

 

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