Motori Primi, Energia e Globalizzazione – 2 – Il fuoco, cioè l’energia di origine non animale

Fuoco 1

di Mario Giardini

Non c’è accordo tra i paleo-antropologi. Alcuni sostengono che le prime, labilissime tracce di fuoco, forse non completamente addomesticato, sono quelle trovate in Kenia e in Sud Africa, e risalgono a circa un milione e mezzo di anni fa, all’epoca dell’homo ergaster.

Altri sostengono che la scoperta è più recente, e risale a circa cinquecentomila anni fa, quando, in Europa ed in Cina, il fuoco domestico ricompare con sempre maggiore frequenza negli insediamenti delle specie che hanno preceduto l’homo sapiens sapiens.

Dal punto di vista chimico, il fuoco è un processo di ossidazione accelerata di un materiale (combustibile) indotto da una quantità di calore (ignizione) sufficiente a portare una qualche parte del combustibile al di sopra della sua temperatura di infiammabilità.

Affinché dunque si possa produrre il fuoco sono indispensabili tre componenti: l’ossigeno, il combustibile, e calore. Ma per miliardi di anni due di questi tre elementi non sono stati disponibili.

L’ossigeno è l’elemento più diffuso nella crosta terrestre. Ma l’ossigeno molecolare (O2), presente nell’atmosfera, cominciò a formarsi solo circa un miliardo di anni fa, con l’emergere delle prime forme di vita organica. Circa cinquecento milioni di anni dopo, nel cosiddetto Devoniano, la vita biologica cominciò ad assumere la forma vegetale, fornendo così al pianeta di enormi quantità di materiale facilmente combustibile.

L’innesco dei fuochi primordiali era dovuto a eventi naturali, quali cadute di rocce, attività vulcanica, meteoriti. Ma, per lo più, da fulmini.

E’ quasi certo, però, che negli ultimi 100 000 anni non siano esistiti insediamenti umani sul pianeta che siano vissuti senza avere addomesticato il fuoco. Fra alcune specie animali si trovano limitate capacità di costruire attrezzi e comunicare con segnali rudimentali. Cioè una certa abilità a crearsi utensili atti a rendere più sicura e confortevole la vita. E la capacità, tramite il linguaggio, di comunicare il proprio apprendimento.

Ma l’unica specie in grado di dominare il fuoco, e usarlo per innumerevoli applicazioni, è quella umana.

E’ quasi certo perciò che fu il controllo del fuoco che consentì alle specie umane di emigrare dalle foreste e savane africane verso il resto del pianeta, comprese le zone più fredde. Per centinaia di migliaia di anni gli umani, ovunque andassero, portarono il fuoco con sé. E non doveva affatto essere facile: basti pensare che i fiammiferi sono un’invenzione recentissima: 1827.

Vero è che, ai fini pratici, del fuoco si utilizzarono a lungo solo gli aspetti più immediati: il calore fornito dalle fiamme e dalle braci, e la luce. Ma il focolare divenne il centro della vita dei gruppi umani. Nel corso dei millenni avrebbe portato alla scoperta e alla produzione dei metalli. E, successivamente, alla invenzione di macchine capaci di lavoro meccanico.

Naturalmente, l’abilità di controllare il fuoco avrebbe avuto anche un profondo impatto sulla biosfera del pianeta. E avrebbe conferito alle forme primitive di homo un vantaggio competitivo per la sopravvivenza ineguagliato rispetto al resto delle forme viventi.

Per la prima volta una forza selvaggia della natura, pericolosa, capricciosa, potenzialmente distruttiva dell’intero habitat naturale, fu adoperata per i propri fini utilitaristici da una specie animale.

Essa divenne parte integrante del bagaglio culturale dei gruppi di ominidi primitivi.

In linguaggio moderno corrente, la scoperta di come produrre, controllare, mantenere, trasportare ed utilizzare il fuoco, cioè il fenomeno più propriamente detto della combustione, è il primo, forse il più importante, esempio di produzione e controllo, sia pure approssimativo, di una forma di energia, che oggi chiamiamo calore.

La prima forma di energia utilizzata dall’uomo primitivo non di origine animale. Utilizzata prima ancora di scoprire la forza del vento (navigazione a vela, e poi mulini a vento) e quella dell’acqua (mulini ad acqua, ovvero turbine idrauliche).

Per centinaia di migliaia di anni il combustibile comunemente utilizzato per produrre calore è stato il legno.

Solo recentemente, a partire dal ‘700, si sono aggiunti il carbone, la torba, il gas di città, e successivamente, il petrolio ed il gas naturale. E solo negli ultimi decenni si sono aggiunti “combustibili” radicalmente diversi da quelli di origine fossile, come l’uranio utilizzato nelle centrali nucleari e l’irradiazione solare.

Mario Giardini

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pubblicato su www.thefrontpage.it

il 27.01.2015

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